Apprendo con dolore e stupore la notizia della scomparsa di Enzo Bianchi.
Sono ormai passati parecchi anni ma ricordo di aver accompagnato mio padre, Trento Longaretti, a Bose; Enzo Bianchi aveva personalmente cucinato per lui un buonissimo pranzo. Non si frequentavano con assiduità ma avevano stretto un legame affettuoso di sincera reciproca stima

T. Longaretti – Fuggiaschi e l’occhio di Dio (cm 160 x 300)
Quando Vittorio Sgarbi, incaricato di curare il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2011 di Venezia, lo interpellò riconoscendolo tra i più interessanti intellettuali viventi, Enzo Bianchi scelse una grande opera di Trento Longaretti, “dedicata ai “miei” viandanti, fuggiaschi, musicanti, Rom, scacciati di notte,….tutta povera gente di questo mondo” (da una lettera di T.L. a Padre Bianchi del 20 marzo 2014)
Così Enzo Bianchi motivò la scelta “…... Ed “è l’amore che resuscita” – come scriveva Dostoevskij in Delitto e castigo –, che dà speranza, che apre alla vita senza fine.
Siamo grati a Trento Longaretti per la sua pittura che ci accompagna come un’amicizia serena, ed è per questo che ho chiesto che ritornasse quest’anno al Padiglione Italia della Biennale di Venezia, dopo settant’anni, perché ci parli ancora dell’umile amore in questi tempi così rari di compassione, perché ci parli degli “altri”, degli stranieri, che siamo noi, ciascuno di noi.” Bose, 1°maggio 2011
Serena Longaretti